Mobili antichi

Mobili antichi 2016-12-11T12:18:36+00:00

I mobili antichi: la storia

Da sempre i mobili antichi abbelliscono le case di chi li possiede e ne ha passione. Anche un singolo mobile antico, accuratamente scelto, inserito in un arredamento moderno è in grado di dare calore ed importanza alla stanza in cui è contestualizzato. I mobili antichi riflettono la sensibilità di chi li acquista e li inserisce nella propria casa, facendoli rinascere a distanza di centinaia di anni: ogni mobile antico è un pezzo unico, proprio perchè quando è stato realizzato non esisteva la produzione in serie, e renderà unica la casa di chi ha saputo sceglierlo e valorizzarlo.

Ultimi arrivi mobili antichi:

Piccola cassapanca tirolese

Armadio dipinto tirolese datato 1790

Armadio tirolese dipinto datato 1833

Armadio-piattaia tirolese in abete

Armadio dipinto tirolese datato 1826

I Mobili Antichi del ‘700

Il 700 è un secolo caratterizzato da un rapido susseguirsi di avvenimenti politici e da una grande vitalità artistica e culturale, che si ripercuotono anche nelle tendenze dei mobili.
Nei primi anni del Settecento il Barocco e la sua ricerca di forme maestose e pesanti si sta ormai estinguendo.
Alla morte del Re Sole la sua corte reagisce liberando la propria propensione per il lusso sfrenato, affiancato ad un clima culturale nuovo che da spazio alle arti e alle scienze.
201405290155700Il reggente Filippo d’Orléans e in seguito Luigi XV, data la ricchezza del proprio Stato, sono seguaci dell’eleganza, della moda e quindi attenti agli arredi, ai mobili e al comfort dei loro appartamenti. L’Europa non guarda più a Firenze e Roma come modelli a cui ispirarsi, ma a Versailles, dove una nuova “leggerezza” influenza lo stile di vita.
E proprio questa leggerezza e leziosità, contrapposte alla grandiosità del Barocco seicentesco, crea quello che all’epoca veniva definito Style Nuveau, e che poi verrà chiamato, all’inizio dell’800 con tono spregiativo, Rococò. Infatti gli accademici neoclassici consideravano il Rococò non tanto una contrapposizione al Barocco, quanto invece una sua grottesca propaggine, Il superlativo del bizzarro, L’eccesso del ridicolo.
In Italia il Rococò, detto anche Barocchetto, si afferma in ritardo rispetto al resto d’Europa, ed è influenzato principalmente dello stile Luigi XV. Nelle case dei nobili  vi erano saloni principeschi per le feste e gli invitati, mentre la vita di tutti i giorni era frugale e confinata ad ambienti piccoli e mezzanini. Con il nuovo secolo questi ambienti angusti si fanno più eleganti, più confortevoli, pronti ad accogliere gli ospiti, ambienti insomma adatti per un uomo che ricerca il lusso in ogni momento della giornata, che ama la conversazione e lo sfoggio culturale. Ecco quindi nascere salotti, ambienti raccolti creati per la musica, il gioco e la lettura, dove trovano posto mobili antichi minuti e civettuoli. Vengono costruiti anche palazzi di dimensioni ridotte, per una nobiltà minore, dove bisogna unire la bellezza alla funzionalità dei mobili. All’interno di essi trovano spazio, ad esempio, tavolini da salotto che diventano piccoli, leggeri, facilmente trasportabili, poltrone e divani comodi dove sedersi per conversare e mobili, mobili antichi, di grande funzionalità, come il cassettone-scrittoio-scrigno-scaffale, meglio conosciuto come Trumeau.Senza titolo-1 coxpia
Esistono elementi comuni nei mobili Rococò: l’asimmetria degli ornati; dai mascheroni, putti, cariatidi e mostri del Barocco, si passa ai più aggraziati fiori, foglie, boccioli ghirlande, conchiglie; le gambe dei mobili si fanno esili e prendono aggraziate forme ad S, sufficienti a sorreggere i leggeri e minuscoli mobili; le traverse, che collegano i sostegnie largamente utlizzate fino al Luigi XIV, scompariranno completamente.
Verso la fine del secolo, il progressivo interesse per le arti classiche, spinto dalla scoperta di Pompei ed Ercolano, fa si che la leziosità dell’arredo e dei mobili antichi del Rococò diventi stucchevole. Alla corte di Francia il nuovo reggente è Luigi XVI, ed anch’esso impone un nuovo stile che traghetta gli ultimi anni del secolo nel Neoclassicismo. Il passaggio da Rococò a Neoclassicismo è meno radicale risapetto al passaggio dal Barocco al Rococò: non cambiano infatti le tipologie di mobili anitchi nate durante il ‘700, che risultano comode ed utili,  ma solo la loro forma.
Modanature classiche ed uso sobrio di motivi ornamentali: greche, pigne, perle, medaglioni, rosoni, sono in netta contrapposizione con le esasperazioni del precedente stile. Scompaiono le linee curve dei mobili, le gambe sagomate diventano dritte, a tronco di piramide rovesciata, tutto il mobilio assume un carattere più sobrio ed austero.

I Mobili Antichi del ‘800

L’Ottocento in Italia ripropone quella disomogeneità stilistica, quel succedersi, accavallarsi, mescolarsi di generi che rimane la caratteristica principale di questo secolo per il mobile europeo in generale. Il Settecento si chiudeva con il progressivo irrigidirsi delle linee sinuose dei mobili antichi del Barocco e del Rococò : lo stile Luigi XVI, che coincide all’incirca con il regno dell’omonimo sovrano in Francia (1774-92), trasmetteva al nuovo secolo il gusto per la simmetria, l’equilibrio, l’impiego più parco di ornamenti e di linee curve, le ornamentazioni ispirate al mobile antico, in particolare al repertorio greco-romano.

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Anche l’Italia, dunque, alla fine del Settecento si appresta ad abbandonare le grazie morbide dei mobili del Barocchetto; le gambe di sedie e tavoli divengono cilindriche, tornite, piramidali o affusolate, ma rigorosamente rettilinee. Spesso quelle cilindriche e quelle piramidali sono scanalate con una base a dado decorata. I braccioli sono curvi, le spalliere diritte. Più semplice è anche la linea dei divani, che poggiano su gambe affusolate. Gli arredi e i mobili antichi di gusto più aristocratico vengono spesso laccati o tinti in colori chiarissimi: particolarmente privilegiato è il bianco. Tra sobrie decorazioni ricorre spesso il “nodo Luigi XVI”, assieme ai graticci di ascendenza barocca, usati per le applicazioni in metallo dorate. Frequente è l’uso del graticcio anche nei mobili antichi intarsiati. Ricompaiono inoltre i motivi decorativi dell’architettura classica: trofei d’armi, greche, trecce, perline, rosoni. I pomoli vengono semplificati fino ad assumere una forma ad anello. L’influenza francese è ancora determinante nel periodo della Rivoluzione e del Direttorio (1792-1804), in cui i temi e i programmi decorativi dello stile Luigi XVI vengono proseguiti e sviluppati: le linee dei mobili divengono ancor più essenziali e rigide. Il trionfo del Neoclassicismo é segnato dallo stile Impero. Caratteristico dell’epoca è l’uso del legno di mogano lucidato, con decorazioni in legno intagliato e dorato, oppure in bronzo, anch’esso dorato. Anche i mobili antichi italiani, sulla scorta di quella francese, diviene “romana” e “imperiale”: le aquile si posano ovunque, seguite da una frotta di sfingi, chimere, leoni, fenici. Maggior rilievo assumono i trofei d’armi e quelli di strumenti musicali; numerosi sono pure i fasci littori, le corone d’alloro, le cetre, le palme, le faci e le lampade. Elementi dell’architettura classica— architravi, ovuli, colonne, semicolonne o colonnine, timpani e frontoni— compaiono come parte strutturale e decorativa dei mobili. Gli arredi da parata vengono ancora laccati, dipinti di bianco o nei colori di moda, l’azzurro chiarissimo, il crema e il verde Nilo. Intagli e sculture sono dorati, Le scoperte di Ercolano e Pompei forniscono spunti per nuove decorazioni — amorini, putti, fanciulle alate, motivi squisitamente mitologici (centauri, baccanti, divinità minori), ghirlande — e anche per nuovi tipi di mobili. Il più famoso è il tripode che diverrà volta a volta, tavolino, lavabo, fioriera, incensiere, candelabro. Le sedie presentano lire traforate sugli schienali e i divani assomigliano a triclini. Nel Recueil di Percier e Fontaine, che codifica il gusto decorativo neoclassico imperiale, troviamo costanti riferimenti ercolanensi: un auriga alato tra due mostri marini che decora i bracci di un candelabro di bronzo, una nereide che abbellisce una applique di bronzo, una ninfa sugli sportelli di un cassettone, teste di medusa, mascheroni che verranno ripetuti su numerosissimi pezzi del periodo Impero. Dopo la caduta di Napoleone lo stile Impero perdura fino al 1830 circa, affiancandosi allo stile della Restaurazione d’importazione francese che tuttavia può essere considerato, in Italia, un genere di transizione senza caratteristiche ben definite. Valentino Brosio (in Mobili italiani  dell’Ottocento, 1964) rileva come in questo periodo si assista alla crescente affermazione della borghesia e ad una lenta ma progressiva crescita dell’industrializzazione. Le fabbriche di mobili vengono ristrutturate e alla bottega dell’artigiano si sostituisce l’officina organizzata con nuovi macchinari che svolgono parte delle lavorazioni dei mobili antichi, prima affidate all’abilita manuale. La richiesta di mobili e arredi non e più monopolio delle corti e dell’aristocrazia: ricchi borghesi ed imprenditori cominciano a riempire le proprie case con mobilia, di minor pregio estetico forse, ma più pratica e di buona esecuzione.

credenza-scantonata-noce-veneta copiaDecade l’uso del mogano, mentre si riaffermano il noce ed alcuni legni chiari. Più sobrie sono le decorazioni in bronzo. Ritorna il gusto per i mobili antichi finemente intarsiati con delicati motivi in amaranto, palissandro, avorio, ottone e argento. Compaiono le prime manifestazioni del revival gotico che caratterizzerà gli anni seguenti. Lo stile degli anni tra il 1830 e il 1848, che corrispondono al regno di Luigi Filippo in Francia e a quella di Carlo Alberto (1831-48) negli Stati sabaudi, e appunto conosciuto dagli antiquari con il nome di Luigi Filippo a sottolineare, ancora una volta, la forza traente del gusto francese. Paradigmatici di tale stile sono i mobili che Carlo Alberto ordino per le sue regge, che vennero risistemate in quest’epoca. Elementi barocchi e gotici si mescolano a quelli neoclassici. Il gusto barocco e riconoscibile nella tendenza a dare ai mobili profili più morbidi con curve accentuate e nella nuova importanza accordata ai fregi a intaglio o rilievo che si ricollegano a programmi decorativi secenteschi e settecenteschi. Questo genere particolare assunse più tardi in Italia il nome di “barocco di Garibaldi” o addirittura “di Pio IX”: fu infatti a Roma e a Napoli che se ne ebbero gli esempi più spinti. A Firenze il neobarocco venne ibridato con motivi tardo-cinquecenteschi. Il revival neogotico, nato verso la meta del Settecento in Inghilterra, trovo anche nell’arredamento italiano un’immediata rispondenza L’influsso gotico ai riconoscibile nelle decorazioni dei mobili antichi riproducenti motivi dell’architettura medievale — rosoni, archi a ogiva, cuspidi, pinnacoli — applicati, in genere, a strutture che mantengono linee e caratteri neoclassici. Lo stile Luigi Filippo affianca al gusto per i legni chiari, impostosi nell’epoca della Restaurazione, l’uso dell’ebano o di legni “ebanizzati”, cioè tinti di nero. Appaiono inoltre mobili laccati di nero con pitture in vivaci colori rappresentanti composizioni floreali oppure, ma più raramente, paesaggi di sapore romantico. Lo stile Secondo Impero, che designa in Francia il periodo tra il 1852 e il 1870, gli anni in cui regnò Napoleone III, riprende e sviluppa le tendenze eclettiche del Luigi Filippo. Anche in Italia il neobarocco e il neogotico degli anni precedenti vengono mescolati a nuovi motivi ispirati all’arte greca, etrusca, cinese, moresca, assiro-babilonese. Se ancora non si afferma un revival neoclassico, già compaiono tuttavia imitazioni dei mobili antichi del Luigi XVI. Tutti i materiali e tutte le tecniche vengono impiegati dagli artigiani che inoltre adottano numerosi artifici per imitare materiali esotici e preziosi, tra i quali, prediletto, il bambù. Divani e poltrone vengono imbottiti oltre misura, fino a che ogni elemento strutturale scompare sotto frange e cuscini. Gli interni divengono il dominio del tappezziere che vi profonde pesanti drappeggi armonizzando le stoffe dei tendaggi, delle coperture delle poltrone, dei tappeti, dei paraventi su un’unica tonalità. Si afferma la moda delle seggioline leggere, le “chiavarine”, e notevole successo hanno le sedie in legno curvato dell’austriaco Thonet. L’eclettismo della seconda meta dell’Ottocento culmina con lo stile definito “Umbertino” — re Umberto I regno dal 1878 al 1900 — che distingue, o meglio “confonde”, il mobilio degli ultimi tre decenni del secolo: tra tutti gli ibridi e numerosissimi stili cui si ispirano i produttori di arredi predomina tuttavia quello rinascimentale. Gli artigiani in queste libere interpretazioni di pezzi quattrocenteschi e cinquecenteschi mantennero però il tono cupo e greve caratteristico dell’epoca. Tenendo presente il carattere regionale assunto dalla produzione di arredi e mobili in Italia, carattere determinato dalle ben note condizioni storico—politiche, nella presente trattazione abbiamo privilegiato un’analisi particolareggiata suddivisa per aree geografiche, individuando nelle città “capitali” i maggiori centri di elaborazione stilistica dei mobili antichi.